Cari Associati dell’Aias,

come presidente in scadenza del collegio dei revisori dell’Aias vorrei ripercorrere brevemente gli ultimi eventi che hanno creato un po’ di amarezza al sottoscritto e di disorientamento nei soci in quanto non sempre è facile comprendere le fredde regole della revisione del bilancio, ma ancor meno è digerire un responso negativo sui risultati del bilancio della propria associazione.

Premetto che il parere negativo sul bilancio è un atto dovuto in presenza di risultati negativi non di un solo anno ma di diversi esercizi e non prefigura/sancisce necessariamente una gestione fraudolenta degli amministratori, ma una loro incapacità manageriale (vuoi per la congiuntura economica vuoi per il mutare del mercato) a produrre un sostanziale pareggio tra entrate ed uscite, che peraltro è proprio ciò che si chiede trattandosi di un “associazione” ossia di una organizzazione in buona sostanza no profit.

Per questa posizione negativa, unanimemente condivisa con i miei colleghi dell’organo di revisione, siamo stati fatti oggetto (anche preventivo) di attacchi personali e professionali al limite dell’intimidazione.

Tutto ciò non è foriero di un futuro sereno per AIAS, ma alimenta un clima da basso impero, dove sembra che ognuno miri a conservare una posizione di potere invece che svolgere una funzione di servizio nell’interesse comune di tutti gli associati.

Purtroppo questo nasce anche dal mancato ricambio degli organi apicali, problematica ben compresa dalla più famosa associazione mondiale che nel nome stesso sottolinea il fatto che la “Rotazione” delle cariche tra i membri del gruppo sia condizione indispensabile per la sopravvivenza stessa del gruppo.

Io altro non vorrei aggiungere per non ritornare ai tecnicismi, che comunque potete trovare nella nostra relazione di bilancio che vi manderò se me la richiederete anche a titolo individuale con tutti i chiarimenti che vorrete.

Mi limito a concludere con un in bocca al lupo per una attenta scelta dei candidati che riterrete più idonei a guidare Aias nel terzo millennio.

Achille Cester